#MiPiaceDi+: Peer Educators per difendersi dai rischi del web

“Il web è uno strumento utilissimo ma devi conoscerne il funzionamento per non sottovalutarne le possibili conseguenze, anche a lungo termine. Tutto quello che pubblichi resta, non viene mai cancellato anche se pensi di averlo fatto, e se metti in conto la stupidità che a volte accompagna l’adolescenza capisci che il rischio è alto”. 

Niccolò è uno dei peer educator che si sono formati grazie al percorso biennale messo in campo dallo S.M.I. Gli Acrobati di Concesio con i progetti #MiPiace#SicuraMenteConnessi nell’anno scolastico 2016/2017, seguito, nel 2017/2018 dal progetto #MiPiacedi+. Un percorso che ha coinvolto psicologi, psicoterapeuti, educatori professionali,  coordinato da Stefano Rizzi, e nato dalla consapevolezza che nel mondo d’oggi non si può fare a meno di essere “connessi”, ma che la conoscenza del corretto utilizzo del web è spesso insufficiente, anche tra i ragazzi.

Ecco dunque l’idea, appoggiata da Fondazione della Comunità Bresciana che ha destinato al progetto un apposito contributo: formare un gruppo di giovani di 17/18 anni sui temi del cyberbullismo, della ciberstupidity, della web reputation, ma anche sugli aspetti creativi di internet, perché essi stessi diventino interlocutori legittimati dai pari ma anche dagli adulti su queste problematiche. Tra gli obiettivi: aumentare le competenze nella gestione del web e generare maggior senso di responsabilità nella navigazione consentendo di prevenire modalità a rischio. Ma anche valorizzare le potenzialità di internet e dei social per mantenere relazioni e come strumento di conoscenza.

Il progetto è gravitato intorno all’istituto Primo Levi di Sarezzo e Lumezzane. Ha coinvolto i peer educator (23 coloro che hanno confermato l’interesse a lavorare su questi temi rispetto ai 28 che avevano iniziato l’anno precedente) in incontri di formazione che hanno dato luogo anche alla produzione di materiale mediatico rivolto al territorio e diffuso attraverso i siti di diversi enti. Sono stati attivati pure percorsi di formazione per i docenti e sono stati organizzati incontri con gli studenti di prima superiore del Levi,  delle medie di Lumezzane, Sarezzo e Villa Carcina e con i genitori interessati. Le persone incontrate in tutto sono state più di 1600. Un convegno al quale ha partecipato il prof. Umberto Galimberti ha poi chiuso il percorso ponendo sul tavolo spunti per ulteriori future iniziative.

“L’idea è buona e il progetto decisamente utile, continua Niccolò. I ragazzi delle medie e dei primi anni delle superiori ci ascoltano perché siamo poco più che coetanei e poi raccontiamo le cose in maniera meno pallosa. Inoltre le modalità di azione individuate da psicologi ed educatori per questo progetto sono basate su giochi, cartelloni, materiali vari che ti permettono di ragionare tutti insieme. Ascolti gli altri  e dici la tua”. “Per l’esperienza che mi sono fatto in questi mesi, continua Niccolò, gli aspetti più rischiosi collegati alla rete e che i giovani sottovalutano sono legati alle chat dove si sta in contatto con persone anche sconosciute, oltre al fenomeno di mettere in rete foto di nudi o di navigare su siti porno”.

Sostanzialmente d’accordo anche Jessica, pure lei peer educator: “negli incontri che ho fatto con i ragazzi mi sono accorta che in molti non sanno bene cosa succede su internet una volta che hai scritto qualcosa o hai postato una foto e che è facile fare stupidate. Io gli ho raccontato un episodio successo nella mia scuola pochi anni fa, quando una fotografia che doveva girare solo tra un gruppo di persone è arrivata ad essere diffusa in mezza provincia. Ho visto lo stupore sulle loro facce, non se ne erano mai resi davvero conto! Una cosa che colpisce molto i ragazzi quando si parla loro dei rischi del web è fare esempi concreti. Ci sono app a cui tutti possono accedere nelle quali se si immette il proprio nickname si ritrova tutto quanto si è scritto e postato, anche se si pensava di aver cancellato il proprio profilo…. ” “Spero che questo progetto continui, conclude Jessica, perché si sono tanti altri ragazzi da raggiungere su queste problematiche ed altri temi da sviluppare. Secondo me la questione “deep web”, per esempio, meriterebbe un proprio spazio.”

Le immagini riprodotte in questo articolo sono state realizzate all'interno del progetto #MiPiaceDi+ e sono tratte dal sito www.smigliacrobati.it.